lunedì 3 settembre 2012

Passeggiata notturna.

Mentre facevo fare la solita passeggiata notturna al mio cane mi è capitato di assistere ad una "strana" scena.

Piccola premessa:
sotto casa mia c'è un grande giardino rettangolare, con il lato lungo parallelo al marciapiede dove sboccano i vari portoni della mia via e separato da esso da una piccola stradina. Da qualche anno il comune ha deciso di privare questo giardino di una sua piccola parte per far spazio ad alcuni giochi per bambini (altalene, scivoli ecc) con tanto di panchine per dare modo alle varie mamme di tenere sotto controllo i piccoli e contemporaneamente fare chiacchiere tra di loro comodamente sedute.

Arrivato con Doc (il mio cane) ad un punto in cui riuscivo a vedere distintamente la zona giochi noto, senza farci troppo caso, una coppia che passeggiava tranquillamente mano nella mano. Tra me e loro c'era uno dei tanti lampioni presenti in quella strada quindi, accecato dalla sua luce, non riuscivo a distinguerli bene e ciò che vedevo erano solo le loro figure scure in lontananza.
Dopo aver percorso tutto il perimetro del giardino con Doc passo inevitabilmente davanti alle giostre e per un secondo ho la sensazione che ci sia qualcosa di strano, di diverso.
Avevo gli occhi abituati alla luce dell'ennesimo lampione incontrato per strada quindi non me n'ero accorto subito.
Su di una delle panchine vicino alle giostre c'erano due persone. Troppo nascoste dall'ombra per essere notate subito, troppo vicine per essere semplici amici.
Non nascondo che la scena mi abbia inquietato un po'. Di solito evito quella zona del giardino di notte perché ci si radunano ubriachi con cui è meglio avere poco o niente a che fare, ma che hanno come loro caratteristica principale un baccano incontrollato.
Invece il silenzio di quella sera mi aveva tratto in inganno, facendomi avventurare da quelle parti.
Inoltre la mancata identificazione delle due figure era dovuta anche alla loro posizione alquanto insolita: con i bacini distanti tra loro ma con le teste attaccate, quasi a formare un ponte.
Più mi avvicinavo a loro più mi convincevo che dovevano essere le due ombre intraviste in lontananza poco prima. Non avrei mai potuto esserne sicuro al cento percento ma qualcosa mi diceva che era così.
Ero ormai a un paio di metri da loro ed ero troppo concentrato sul non fare rumore per non disturbarli per preoccuparmi di identificarli meglio.
Purtroppo il mio cane non era molto d'accordo e tirandomi poco più del dovuto mi ha sbilanciato, facendomi colpire una bottiglia di vetro (abbandonata lì molto probabilmente dagli ubriachi sopraccitati) che è rotolata via facendo un rumore assordante nel silenzio della mezzanotte.
Inevitabilmente mi sono girato di scatto verso le due figure, per una frazione di secondo, quasi per scusarmi del fastidio che avevo provocato, e li ho visti chiaramente.
Erano due anziani.
Non si erano minimamente accorti di me, del mio cane o della bottiglia che ancora rotolava lentamente aiutata dal leggero pendio della strada.
Erano rimasti immobili.
Con le loro teste che sembravano assurdamente incollate per le tempie, paralizzati.
Per un istante pensai addirittura che potessero essere morti. O svenuti, o chissà cosa.
Poi la bottiglia ha deciso di fermarsi contro il marciapiede con un rumore sordo, facendo calare nuovamente il silenzio.
Mi resi subito conto che parlavano, sussurravano, in modo quasi impercettibile.
Un'auto passò lentamente sulla strada principale dall'altro lato del giardino e con l'aiuto della luce dei suoi fanali notai un altro dettaglio che mi era sfuggito: si tenevano per mano.
Ancora non riesco a descrivere bene cosa provai in quel momento.
Potevano essere un fratello e una sorella.
Potevano essere l'emblema dell'amore eterno.
O due sconosciuti incontratisi per caso la sera stessa.
O due conoscenti, che avevano sempre vissuto come tali e che proprio quella sera avevano deciso di smetterla di fingere un'ostentata indifferenza nei confronti dell'altro.
Non lo sapevo, non potevo saperlo, e non lo saprò mai. E non aveva la minima importanza.
La cosa veramente importante erano loro. Così assorti nei loro discorsi muti per chiunque altro da non avermi notato.
Ed io mi sentivo come uno spettatore non pagante di uno spettacolo riservato ai soli attori, di una bellezza tale da essere incomprensibile per chiunque non ne facesse parte.
Mi sentivo come se ogni rapporto potesse essere come quello, di un'intensità tale da far stare due vecchietti a mezzanotte inoltrata di una sera di fine estate su di una panchina nel bel mezzo della città, a parlare una lingua sconosciuta sottovoce, come se si stessero scambiando segreti che nemmeno gli alberi che li circondavano erano degni di apprendere.
La cosa straordinaria è che questo incontro del tutto accidentale è durato una manciata di secondi.
Il tempo di essere strattonato per la seconda volta dal mio impaziente cane e tutto era finito, all'improvviso, così come era iniziato.
Tornai verso casa e slegai il cane. Avrei preferito non fare altri incontri fortuiti per causa sua quella sera.
Non perché l'incontro appena conclusosi fosse stato una delusione.
Per non intaccare assolutamente l'intensità trasmessami da quelle due figure che fino a qualche minuto prima erano solo ombre.
Continuai a camminare sorridendo, pensando.
E questa volta non c'era nessun cane a strattonarmi il braccio, e il rumore di nessuna bottiglia di vetro a distrarmi dai miei pensieri.

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