Non ho nemmeno fatto in tempo a pubblicare il post riguardante le mie preoccupazioni per l'imminente pubblicazione dei risultati del test di ammissione che sono uscite le graduatorie!
Giovedì 27 mi sono alzato presto, le 9 e qualcosa (che per me è moolto presto), e sono andato a controllare sul sito della facoltà se fossero uscite questi maledettissimi risultati.
Per il quindicesimo giorno di fila sono rimasto deluso nel vedere che (per l'ennesima volta) nella pagina riguardante i risultati dei vari test di ammissione non c'era ancora traccia di quelli per il test di "Scienze e tecniche piscologiche".
Dopo una breve colazione (panino con la nutella e caffè) ho deciso di andare in palestra per distrarmi un po' e allo stesso tempo di fare qualcosa di salutare.
Dopo circa un'ora di palestra mi arriva un messaggio della mia ragazza che diceva che ero passato.
Non era tanto scioccante la notizia perché dopo aver fatto il test ero abbastanza sicuro di essere andato bene, ma non capivo come facesse a saperlo lei e perché diavolo hanno messo i risultati alle 11 di mattina e non prima.
Poi mi sono ricordato che una sua amica di Brindisi aveva provato lo stesso test e quindi sicuramente lo aveva saputo da lei.
Quella stessa mattina però un mio amico che frequenta ormai il secondo anno di ingegneria informatica doveva sostenere un esame di analisi che lo aveva tormentato per tutto l'anno precedente.
Ci siamo praticamente chiesti contemporanemante come fossimo andati e ad entrambi era andata benissimo!
Decisi di non avvisare subito i miei ma di dirglielo di persona perché entrambi sostenevano che non ce l'avrei fatta e volevo togliermi lo sfizio di vedere la loro espressione.
Purtroppo la cosa non è riuscita perché mia madre l'ha saputo da mio fratello (ma non lo biasimo, chissà quali minacce avrà dovuto affrontare) e a mio padre l'ho detto di persona mentre era al lavoro, quindi la sua reazione è stata frenata dalla presenza dei pazienti.
Il resto della giornata è passato tranquillamente e la serata l'ho passata a casa della mia ragazza a vedere insieme "Il Gladiatore". Film che, per un motivo o per un altro, nessuno dei due era mai riuscito a vedere interamente in più di 12 anni (visto che il film risale al 2000)!
Quindi in un giorno solo: risultati test di ammissione per quanto riguarda la mia persone, superamento di un esame difficile nel caso del mio amico, e visione di un film spettacolare con la mia ragazza!
Ah è partito anche mio padre quel pomeriggio lasciandomi libero per un paio di giorni.
Cosa si può volere di più?
sabato 29 settembre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
Tornato! (di nuovo)
Ho evitato di scrivere sul blog per diversi giorni poiché il mio unico pensiero in quest'ultima settimana è stato "chissà quando si decideranno a far uscire i risultati del test di ammissione di Psicologia", test che ho fatto ormai BEN due settimane fa e purtroppo delle graduatorie non se ne vede nemmeno l'ombra.
Dunque ero convinto che qualunque post avessi scritto in questo lasso di tempo avrebbe avuto come tema centrale questo pensiero ed ho perciò evitato di pubblicare qualcunque cosa per evitare di annoiare i lettori (?).
Purtroppo non è servito a granché visto che i risultati non sono usciti e ho comunque utilizzato questo post per parlare dell'argomento.
Quindi riassumerò ciò che ho fatto in questi giorni di "ferie" assolutamente non pagate:
Al momento sono bloccato per l'acido lattico che non ha fatto altro che sottolineare quanto fossi fuori allenamento dopo l'estate di ozio totale, e mi muovo in maniera piuttosto buffa, a metà tra un robot costruito male ed un ballerino che prova ad imitare Michael Jackson con scarsissimi risultati.
Come piano per il futuro ho intenzione di riprendere a giocare a calcio il prima possibile e di iniziare una cavolo di università.
Per quanto riguarda i risultati del test beh....dovrete aspettare. Come sto facendo io d'altronde...per più di due settimane.
Stay Tuned!
Dunque ero convinto che qualunque post avessi scritto in questo lasso di tempo avrebbe avuto come tema centrale questo pensiero ed ho perciò evitato di pubblicare qualcunque cosa per evitare di annoiare i lettori (?).
Purtroppo non è servito a granché visto che i risultati non sono usciti e ho comunque utilizzato questo post per parlare dell'argomento.
Quindi riassumerò ciò che ho fatto in questi giorni di "ferie" assolutamente non pagate:
- la prima cosa che mi viene in mente è che lo scorso venerdì ho festeggiato il primo anniversario con la mia ragazza, non starò a raccontarvi cosa è accaduto perché credo che vi annoierebbe soltanto ma soprattutto perché sono assolutamente convinto che un blog non sia il luogo più adatto per parlarne (per resoconto e critica sui regali potete comunque andare qui);
- ho litigato con mia madre. O meglio, è stata lei a prendersela con me! Per motivi talmente stupidi che si è calmata da sola nel giro di 2-3 giorni. Ma che volgiamo farci, le mamme sono così;
- ho visto svariati film con la mia ragazza tra i quali devo assolutamente citare "Gli Incredibili" perché è un film che adoravo e vedevo in continuazione quando uscì diversi anni fa ma che mi ha divertito molto anche adesso che ho 19 anni;
- mi sono (finalmente) iscritto in palestra! L'estate mi aveva decisamente "incicciottito" troppo e avevo (e ho) il bisogno di perdere un po' di grasso e rimettere su qualche muscolo.
Al momento sono bloccato per l'acido lattico che non ha fatto altro che sottolineare quanto fossi fuori allenamento dopo l'estate di ozio totale, e mi muovo in maniera piuttosto buffa, a metà tra un robot costruito male ed un ballerino che prova ad imitare Michael Jackson con scarsissimi risultati.
Come piano per il futuro ho intenzione di riprendere a giocare a calcio il prima possibile e di iniziare una cavolo di università.
Per quanto riguarda i risultati del test beh....dovrete aspettare. Come sto facendo io d'altronde...per più di due settimane.
Stay Tuned!
domenica 16 settembre 2012
Tutto suo padre!
Ieri sera (grazie ai biglietti presi dalla mia ragazza come regalo del nostro imminente anniversario) sono andato all'Arena della Vittoria di Bari per assistere allo spettacolo di Enrico Brignano intitolato "tutto suo padre".
Come tutti i suoi altri show (ai quali purtroppo ho potuto assistere solo da casa mia grazie all'ausilio della televisione) il titolo ha davvero poco a che fare con l'intero spettacolo, ma ciò non toglie che sia stata una serata divertente e sicuramente diversa dalle solite uscite del sabato sera.
Dopo essere comparso sul palco annunciato dall'orchestra e da un balletto delle sue coriste-ballerine (novità di questo tour) l'artista romano si è lanciato subito in una "presa in giro" dei vari dialetti, dal nord al sud, facendo particolare attenzione a quello locale.
Purtroppo la tranquillità e la continuità dello spettacolo sono state rovinate dalle forti e improvvise raffiche di vento che finivano col coprire la voce di Brignano.
Fortunatamente però il comico romano è uscito splendidamente da questi piccoli "incidenti di percorso" con battute e fuori programma che gli hanno procurato valanghe di applausi dal pubblico.
In fondo si sa che questo è "il bello della diretta" e difatti gli eventi più divertenti della serata sono stati proprio i fuori programma sopraccitati.
Oltre a quelli aventi come protagonista il vento, ce ne sono stati un paio degni di nota.
Uno in cui lo stesso Brignano consigliava al pubblico di non provare a far partire applausi a ripetizione, poiché spesso si finiva con una decina di persone che batteva le mani e gli altri che cercavano di seguire lo spettacolo.
Il secondo, e il più divertente, avvenuto dopo più di un'ora di spettacolo, ha visto il comico bloccarsi durante un suo discorso e riprendere una ragazza in prima fila che non la smetteva di usare il cellulare per mandare messaggi o fare altri fatti suoi.
Inutile dire che questo intervento oltre a suscitare le risa di tutti i 5 mila di ieri sera, ha scatenato un'ovazione da parte di tutti, anche dei vicini della ragazza.
Magari può sembrare un attacco esagerato, in fondo a chi dava fastidio quella ragazza?
Bisogna dire però che Brignano era lì per lavorare, e vedere una persona (in prima fila!) totalmente distratta dall'inizio della serata non sarà stata certo una cosa piacevole.
Pure lei signorina, se voleva passare tutto il tempo al cellulare cosa diavolo si è presa a fare il posto in prima fila? Si poteva mettere qualche posto più indietro, o sulle tribune! O, perché no, poteva benissimo rimanere a casa e lasciare quel posto a chi era davvero interessato allo spettacolo.
Ma, come si suol dire, The show must go on, dunque Brignano ha ripreso da dove aveva lasciato il discorso concludendo la storia dell'incontro dei suoi genitori e parlando di se stesso appena nato, dando il via ad una canzone con tanto di balletto il cui ritornello diceva "è tutto suo papà".
Scoccate le 11 tutti i bimbi a letto perché si passa ad argomenti vietati ai minori.
Dall'ironia sulla masturbazione maschile vietatissima dalla chiesa, a quella femminile, con tanto di accenni storici e gadget dei più svariati tipi.
Il finale purtroppo non posso commentarlo perché non l'ho visto, io e la mia ragazza abbiamo preferito scapparcene prima per evitare di rimanere bloccati dalla folla uscente alla fine dello spettacolo.
Note conclusive:
Spettacolo dalla risata facile, che tocca gli argomenti più disparati. Balletti e canzoni un po' superflui ma ci stanno se si pensa che Brignano ha parlato e cantato per tutto il tempo, deve prender fiato anche lui.
Una nota positiva all'imitazione di Bossi, per veri intenditori.
E, diciamocelo, criticare un leghista al sud non poteva che scatenare scrosci di applausi e risate incontrollate. Molto astuto.
Nota negativissima invece per i seggiolini delle gradinate dell'Arena. Non si può far stare con la schiena dritta tutte quelle persone per più di due ore, dopo aver fatto pagare un biglietto di 30 euro a testa.
Scoccate le 11 tutti i bimbi a letto perché si passa ad argomenti vietati ai minori.
Dall'ironia sulla masturbazione maschile vietatissima dalla chiesa, a quella femminile, con tanto di accenni storici e gadget dei più svariati tipi.
Il finale purtroppo non posso commentarlo perché non l'ho visto, io e la mia ragazza abbiamo preferito scapparcene prima per evitare di rimanere bloccati dalla folla uscente alla fine dello spettacolo.
Note conclusive:
Spettacolo dalla risata facile, che tocca gli argomenti più disparati. Balletti e canzoni un po' superflui ma ci stanno se si pensa che Brignano ha parlato e cantato per tutto il tempo, deve prender fiato anche lui.
Una nota positiva all'imitazione di Bossi, per veri intenditori.
E, diciamocelo, criticare un leghista al sud non poteva che scatenare scrosci di applausi e risate incontrollate. Molto astuto.
Nota negativissima invece per i seggiolini delle gradinate dell'Arena. Non si può far stare con la schiena dritta tutte quelle persone per più di due ore, dopo aver fatto pagare un biglietto di 30 euro a testa.
sabato 15 settembre 2012
DOC!
DOC è il mio cane.
Perché "DOC" tutto maiuscolo? In realtà fino a qualche mese fa si chiamava semplicemente Doc, ma poi ho ricevuto in regalo un iphone per il mio compleanno e la famosissima autocorrezione del suddetto iphone si diverte a metterlo interamente in maiuscolo tutte le volte che lo scrivo.
Ma cominciamo con le FAQ* sui cani che mi fanno di solito le persone per strada quando mi trovano con DOC e sembrano essere interessate a sapere ogni cosa sul mio cane (tutte rigorosamente introdotte da "madonnaaa che bello" oppure "ehi cucciolooo" o ancora "ma quanto sei bello, chi è il più bello? Tu sei il più bello!")**:
1- Come si chiama? DOC!
2- Che razza è? E' un incrocio tra un pastore belga e un alsaziano.
3-E' maschio o femmina? Maschio.
4-Quanti anni ha? 6 compiuti a Maggio.
Adesso spieghiamo un po' di cose.
Si chiama Doc perché la sua prima padrona è stata un'assistente di mio padre che, abituata a chiamare mio padre sempre "doc" poiché abbreviazione di "dottore" (secondo lei), ha saggiamente scelto di chiamare così anche il cane in modo da non dover ricordare troppi nomi diversi.
Ma costei aveva una situazione familiare abbastanza tesa e una volta tornata a casa, dopo aver preso il cucciolo da un signore che aveva trovato l'intera cucciolata nella sua proprietà in campagna, viene sbattuta fuori da essa dalla madre, totalmente contraria all'avere un animale in casa (anche perché il loro precedente cane era morto da poco e la signora ci si era molto affezionata).
Così a malincuore l'assistente ha dovuto riportare DOC al suo precedente proprietario.
Mio fratello però aveva avuto modo di stare un po' con il cucciolo appena preso durante il pomeriggio di quella stessa giornata e, nonostante a causa di un trauma infantile avesse sempre avuto terrore dei cani, decise insieme a mio padre di andarlo a riprendere per tenerlo a casa nostra.
All'inizio io e mia madre eravamo contrari perché un animale è pur sempre una responsabilità mentre mia sorella impazziva letteralmente all'idea di avere questo piccolo "coso" peloso che girava per casa, ma DOC ci ha conquistati tutti nel giro di pochissimo tempo.
Era il più piccolo della sua cucciolata, il più timido e ci faceva una tenerezza infinita i primi giorni di permanenza a casa nostra.
Piano piano si è abituato a stare con noi e ai nostri ritmi, al suo nome, a fare i suoi bisogni fuori, a prendere la palla e portarla indietro, a giocare con gli altri cani e le altre persone.
Ormai è parte integrante della nostra famiglia e anche un sostanzioso numero di amici non vede l'ora di venire a casa per essere salutati da DOC e per giocarci un po'.
Purtroppo ha una malattia al pancreas che lo accompagnerà per tutta la vita ed è costretto a mangiare solo un determinato tipo di croccantini e solo dopo aver preso delle pillole, un anziano praticamente, se si parlasse di esseri umani.
Inutile dire che come cane da guardia è un fallimento totale. Appena vede un essere umano si fionda sulle sue gambe e non si muove finché non ha ricevuto la giusta dose di coccole, anche se è una persona che non ha mai visto prima d'ora, e ha una passione e un istinto di protezione incredibile nei confronti dei bambini, e adora i gatti.
Ma adesso qualche foto:
Questo
è DOC a due mesi di vita, aveva già il pelo del colore che ha adesso ma
fino a qualche giorno prima di questa foto era completamente grigio.
Questo è invece DOC oggi, a 6 anni di vita.
E' in uno dei suoi angoli preferiti della casa e lo
sguardo assonnato che ha in questa foto lo ha per
20 ore al giorno. Cambia sguardo solo quando si
tratta di andare giù per fare i bisogni o quando deve
giocare con la palla o il bastone.
Magari farò un altro post con sole foto di DOC per mostrarlo in tutte le sue stranezze, perché vi assicuro che ne fa davvero parecchie.
*= Frequently Asked Questions
**= da leggere con lo stesso tono irritante e infantile usato dalle zie e dalle nonne per parlare con i loro nipotini appena nati.
Perché "DOC" tutto maiuscolo? In realtà fino a qualche mese fa si chiamava semplicemente Doc, ma poi ho ricevuto in regalo un iphone per il mio compleanno e la famosissima autocorrezione del suddetto iphone si diverte a metterlo interamente in maiuscolo tutte le volte che lo scrivo.
Ma cominciamo con le FAQ* sui cani che mi fanno di solito le persone per strada quando mi trovano con DOC e sembrano essere interessate a sapere ogni cosa sul mio cane (tutte rigorosamente introdotte da "madonnaaa che bello" oppure "ehi cucciolooo" o ancora "ma quanto sei bello, chi è il più bello? Tu sei il più bello!")**:
1- Come si chiama? DOC!
2- Che razza è? E' un incrocio tra un pastore belga e un alsaziano.
3-E' maschio o femmina? Maschio.
4-Quanti anni ha? 6 compiuti a Maggio.
Adesso spieghiamo un po' di cose.
Si chiama Doc perché la sua prima padrona è stata un'assistente di mio padre che, abituata a chiamare mio padre sempre "doc" poiché abbreviazione di "dottore" (secondo lei), ha saggiamente scelto di chiamare così anche il cane in modo da non dover ricordare troppi nomi diversi.
Ma costei aveva una situazione familiare abbastanza tesa e una volta tornata a casa, dopo aver preso il cucciolo da un signore che aveva trovato l'intera cucciolata nella sua proprietà in campagna, viene sbattuta fuori da essa dalla madre, totalmente contraria all'avere un animale in casa (anche perché il loro precedente cane era morto da poco e la signora ci si era molto affezionata).
Così a malincuore l'assistente ha dovuto riportare DOC al suo precedente proprietario.
Mio fratello però aveva avuto modo di stare un po' con il cucciolo appena preso durante il pomeriggio di quella stessa giornata e, nonostante a causa di un trauma infantile avesse sempre avuto terrore dei cani, decise insieme a mio padre di andarlo a riprendere per tenerlo a casa nostra.
All'inizio io e mia madre eravamo contrari perché un animale è pur sempre una responsabilità mentre mia sorella impazziva letteralmente all'idea di avere questo piccolo "coso" peloso che girava per casa, ma DOC ci ha conquistati tutti nel giro di pochissimo tempo.
Era il più piccolo della sua cucciolata, il più timido e ci faceva una tenerezza infinita i primi giorni di permanenza a casa nostra.
Piano piano si è abituato a stare con noi e ai nostri ritmi, al suo nome, a fare i suoi bisogni fuori, a prendere la palla e portarla indietro, a giocare con gli altri cani e le altre persone.
Ormai è parte integrante della nostra famiglia e anche un sostanzioso numero di amici non vede l'ora di venire a casa per essere salutati da DOC e per giocarci un po'.
Purtroppo ha una malattia al pancreas che lo accompagnerà per tutta la vita ed è costretto a mangiare solo un determinato tipo di croccantini e solo dopo aver preso delle pillole, un anziano praticamente, se si parlasse di esseri umani.
Inutile dire che come cane da guardia è un fallimento totale. Appena vede un essere umano si fionda sulle sue gambe e non si muove finché non ha ricevuto la giusta dose di coccole, anche se è una persona che non ha mai visto prima d'ora, e ha una passione e un istinto di protezione incredibile nei confronti dei bambini, e adora i gatti.
Ma adesso qualche foto:
Questo è invece DOC oggi, a 6 anni di vita.
E' in uno dei suoi angoli preferiti della casa e lo
sguardo assonnato che ha in questa foto lo ha per
20 ore al giorno. Cambia sguardo solo quando si
tratta di andare giù per fare i bisogni o quando deve
giocare con la palla o il bastone.
Magari farò un altro post con sole foto di DOC per mostrarlo in tutte le sue stranezze, perché vi assicuro che ne fa davvero parecchie.
*= Frequently Asked Questions
**= da leggere con lo stesso tono irritante e infantile usato dalle zie e dalle nonne per parlare con i loro nipotini appena nati.
martedì 11 settembre 2012
Hypothetical Story.
Finito.
O meglio, avevo appena deciso che fosse così.
Fissai il monitor del mio computer, mia unica compagnia nelle ultime due ore e mezza.
Sono sveglia dalle 4 e mezza di stamattina, per gentile cortesia di quello stronzo del mio capo.
La suoneria del mio cellulare si è guadagnata subito la medaglia d'oro come suono più sgradevole che avessi mai sentito in tutta la mia vita quando mi ha svegliata di soprassalto.
Un'urgenza aveva detto.
Chissà perché le "urgenze" di questo genere si vengono a creare sempre nel tuo giorno libero, in cui speri di passare più tempo con la tua famiglia.
Ero talmente stonata che capì chi fosse il mio interlocutore dopo due minuti buoni di conversazione, di cui non ricordavo assolutamente nulla.
"in ufficio tra mezz'ora" era l'unico concetto registrato nella mia mente, e così è stato.
Pronta a tempo di record, un saluto carico di affetto a Lucy e Emma, le mie due piccole, nella speranza che quell'affetto rimanesse con loro per tutta la notte e per la giornata che avremmo dovuto passare insieme, ed ero già in strada, direzione WTC1.
Fortunatamente non abitavo molto distante ma per distrarmi dal pensiero di ciò che mi aspettava decisi di telefonare alla baby-sitter e lasciarle un messaggio in segreteria in cui la pregavo di prendersi cura il prima possibile delle mie bambine, dato l'improvviso impegno che era sorto.
Non era una novità per me, né per lei.
Avrei dovuto pagarle un extra, e non era una novità neanche questa.
Arrivata alla base dell'edificio non trovai il capo ad attendermi, pensai che fosse salito in ufficio e decisi di illudermi che non mi avesse preso per il culo per l'ennesima volta.
Ovviamente non era così.
L'ufficio era deserto, come era normale che fosse a quell'ora.
Raggiunsi la mia scrivania e non mi sorpresi minimamente nel trovare una cartellina con un biglietto sopra.
Jane sono Nick. Perdonami per non averti consegnato questa pratica di persona, ma sono nei casini e sono dovuto scappare
Che tradotto voleva semplicemente dire "mi sono svegliato solo per farti quella chiamata e ho fatto recapitare questa cartellina da qualcun'altro perché ho il culo troppo pesante per alzarmi dal letto".
Sospirai.
Ormai ero lì. E mi aveva fregata, per l'ennesima volta.
Iniziai a lavorare.
Erano quasi le 8 quando mi stiracchiai e notai l'orario sul grande orologio sulla parete alla mia destra.
Stavo lavorando a questi documenti da più di due ore ed era il momento di godermi una breve ma meritata pausa.
Mi alzai e andai alla ricerca di una macchinetta per il caffé.
Ero talmente assorta nel mio lavoro che non mi ero nemmeno accorta che l'ufficio si era piano piano popolato. Ormai le scrivanie vuote erano pochissime.
"'giorno Jane" disse una voce alle mie spalle.
"Ciao Ted!" risposi girandomi e sorridendo.
"Sei andato per locali stanotte o ti hanno picchiato prima di arrivare in ufficio?" scherzai notando le occhiaie di un viola intenso sul suo viso e gli occhi gonfi.
"Il piccolo non ne voleva sapere di dormire per più di cinque minuti di fila, un incubo..."
"immagino ci sono passata anche io, che ne dici di un caffé?"
"facciamo 4"
Sorrisi per un istante, e mi resi conto di quanto mi sentivo stanca. Forse il mio aspetto non doveva essere tanto migliore del suo.
Raggiungemmo la macchinetta e c'era una piccola fila di persone.
"Come sta tua moglie?"
"Bene bene, abbiamo fatto i turni stanotte per cercare di far dormire Christopher ma l'unico risultato ottenuto è stato il rimanere in piedi tutta la notte insieme. Solo che io adesso sono a lavoro e lei invece.."
Non credo che saprò mai dove fosse Natalie quella mattina.
Un boato assordante interruppe il discorso di Ted. E l'edificio iniziò a tremare. Instintivamente pensai ad un terremoto, ma non spiegava il boato.
Sentii attraverso le grida di terrore qualcuno che diceva che un aereo si era schiantato con la torre. Non riuscivo a crederci.
Ted mi afferrò per un braccio, interrompendo la mia riflessione durata solo qualche istante, e mi trascinò verso gli ascensori.
C'era una calca pazzesca e l'ambiente iniziava a riempirsi di fumo.
Decidemmo di provare per le scale.
Anche lì sembrava essersi radunato tutto l'ufficio, e il fumo non faceva vedere niente.
Ci mettemmo a terra per cercare di respirare.
La temperatura era aumentata parecchio e il fumo aveva ormai riempito tutto l'ufficio.
La torre continuava a tremare e computer e lampade che cadevano, persone che correvano e gridavano, pezzi di soffitto che cedevano. Raggiunsi strisciando le finestre, ormai prive di vetrate, e tornai a respirare.
Mi guardai intorno e non c'era più traccia di Ted. Continuai a cercarlo con lo sguardo ma gli occhi mi bruciavano e il fumo rendeva impossibile distinguere una persona dall'altra nel trambusto generale.
Dovevo andare a cercarlo.
Ma non riuscivo ad alzarmi da terra. Avevo troppa paura. C'era panico ovunque.
Una persona (non ho avuto il tempo di riconoscerla meglio) mi passò sfrecciando accanto e si lanciò nel vuoto.
Non riuscii neanche a gridare.
Il terrore mi soffocò la voce.
Rimasi a bocca aperta e con gli occhi sbarrati senza emettere alcun suono.
Perché si era buttato? La situazione stava peggiorando? O già dall'impatto il nostro destino era segnato?
Forse le persone sotto il piano dell'impatto avevano qualche speranza...ma noi?
Saremmo morti tutti soffocati? O perché ci siamo lanciati dal novantesimo piano?
Altre figure mi sfrecciarono accanto e saltarono. Alcuni erano come me.
Esterrefatti. Spaventati. Incapaci di fare qualunque movimento.
Un altro boato terrificante sovrastò per un secondo tutte le grida e le disperate richeste di aiuto.
Nonostante fossi ancora sdraiata per terra non riuscivo più a respirare bene, e ormai la vista era un senso totalmente inutile.
Mi trascinai fino alla finestra e una ventata di aria fresca mi accarezzò il viso.
Guardai in basso.
Non avevo mai sofferto di vertigini ma a quella vista provai un brivido lungo tutto il corpo.
Guardai alle mie spalle.
Adesso al fumo si era aggiunto anche il fuoco. E la temperatura era diventata insopportabile.
Tornai a guardare fuori dalla finestra, ma stavolta non in basso, fissai il cielo.
Dopo aver osservato la massa scura di fumo e fiamme alle mie spalle la sua purezza e limpidezza mi aveva catturata.
Sembrava quasi che stesse attirando la mia attenzione di proposito, che mi stesse chiamando.
Senza rendermene conto mi ritrovai in piedi, incredibilmente vicina a quella che fino a qualche tempo prima era una vetrata dalla veduta mozzafiato.
Mi girai un ultima volta.
L'inferno era alle mie spalle, il paradiso di fronte a me.
Saltai.
Di colpo le grida, i rumori della struttura, il suono attutito delle sirene dei soccorsi, il fumo, sparirono.
Un brivido percorse il mio corpo in tutta la sua lunghezza ed si faceva sempre più intenso.
Fissai un ultima volta il cielo, questa volta inquinato dalla presenza della torre nella mia visuale.
Chiusi gli occhi.
Pensai che quel giorno non avrei dovuto lavorare.
Pensai che, probabilmente, a quest'ora sarei stata ancora nel mio letto, a casa mia, a dormire.
Pensai al mio capo e ai "documenti urgenti".
Pensai a Ted, e a sua moglie che non so dove sia ora.
Pensai a tutti gli altri intrappolati nella torre.
Pensai a loro.
Le mie figlie.
Lucy ed Emma.
Chiesi scusa a entrambe per essere stata così poco presente nella loro infanzia, e perché non lo sarò affatto nel resto della loro vita.
La caduta sembrava infinita, ma quando arrivò l'ultimo istante della sua durata sperai solo di poter trasmettere in qualche modo tutto l'amore che provavo per loro, e che non ero mai riuscita a dimostrare pienamente.
Per colpa di un lavoro che avrebbe dovuto permetterci di vivere ma che, alla fine, era stato solo una condanna a morte.
O meglio, avevo appena deciso che fosse così.
Fissai il monitor del mio computer, mia unica compagnia nelle ultime due ore e mezza.
Sono sveglia dalle 4 e mezza di stamattina, per gentile cortesia di quello stronzo del mio capo.
La suoneria del mio cellulare si è guadagnata subito la medaglia d'oro come suono più sgradevole che avessi mai sentito in tutta la mia vita quando mi ha svegliata di soprassalto.
Un'urgenza aveva detto.
Chissà perché le "urgenze" di questo genere si vengono a creare sempre nel tuo giorno libero, in cui speri di passare più tempo con la tua famiglia.
Ero talmente stonata che capì chi fosse il mio interlocutore dopo due minuti buoni di conversazione, di cui non ricordavo assolutamente nulla.
"in ufficio tra mezz'ora" era l'unico concetto registrato nella mia mente, e così è stato.
Pronta a tempo di record, un saluto carico di affetto a Lucy e Emma, le mie due piccole, nella speranza che quell'affetto rimanesse con loro per tutta la notte e per la giornata che avremmo dovuto passare insieme, ed ero già in strada, direzione WTC1.
Fortunatamente non abitavo molto distante ma per distrarmi dal pensiero di ciò che mi aspettava decisi di telefonare alla baby-sitter e lasciarle un messaggio in segreteria in cui la pregavo di prendersi cura il prima possibile delle mie bambine, dato l'improvviso impegno che era sorto.
Non era una novità per me, né per lei.
Avrei dovuto pagarle un extra, e non era una novità neanche questa.
Arrivata alla base dell'edificio non trovai il capo ad attendermi, pensai che fosse salito in ufficio e decisi di illudermi che non mi avesse preso per il culo per l'ennesima volta.
Ovviamente non era così.
L'ufficio era deserto, come era normale che fosse a quell'ora.
Raggiunsi la mia scrivania e non mi sorpresi minimamente nel trovare una cartellina con un biglietto sopra.
Jane sono Nick. Perdonami per non averti consegnato questa pratica di persona, ma sono nei casini e sono dovuto scappare
Che tradotto voleva semplicemente dire "mi sono svegliato solo per farti quella chiamata e ho fatto recapitare questa cartellina da qualcun'altro perché ho il culo troppo pesante per alzarmi dal letto".
Sospirai.
Ormai ero lì. E mi aveva fregata, per l'ennesima volta.
Iniziai a lavorare.
Erano quasi le 8 quando mi stiracchiai e notai l'orario sul grande orologio sulla parete alla mia destra.
Stavo lavorando a questi documenti da più di due ore ed era il momento di godermi una breve ma meritata pausa.
Mi alzai e andai alla ricerca di una macchinetta per il caffé.
Ero talmente assorta nel mio lavoro che non mi ero nemmeno accorta che l'ufficio si era piano piano popolato. Ormai le scrivanie vuote erano pochissime.
"'giorno Jane" disse una voce alle mie spalle.
"Ciao Ted!" risposi girandomi e sorridendo.
"Sei andato per locali stanotte o ti hanno picchiato prima di arrivare in ufficio?" scherzai notando le occhiaie di un viola intenso sul suo viso e gli occhi gonfi.
"Il piccolo non ne voleva sapere di dormire per più di cinque minuti di fila, un incubo..."
"immagino ci sono passata anche io, che ne dici di un caffé?"
"facciamo 4"
Sorrisi per un istante, e mi resi conto di quanto mi sentivo stanca. Forse il mio aspetto non doveva essere tanto migliore del suo.
Raggiungemmo la macchinetta e c'era una piccola fila di persone.
"Come sta tua moglie?"
"Bene bene, abbiamo fatto i turni stanotte per cercare di far dormire Christopher ma l'unico risultato ottenuto è stato il rimanere in piedi tutta la notte insieme. Solo che io adesso sono a lavoro e lei invece.."
Non credo che saprò mai dove fosse Natalie quella mattina.
Un boato assordante interruppe il discorso di Ted. E l'edificio iniziò a tremare. Instintivamente pensai ad un terremoto, ma non spiegava il boato.
Sentii attraverso le grida di terrore qualcuno che diceva che un aereo si era schiantato con la torre. Non riuscivo a crederci.
Ted mi afferrò per un braccio, interrompendo la mia riflessione durata solo qualche istante, e mi trascinò verso gli ascensori.
C'era una calca pazzesca e l'ambiente iniziava a riempirsi di fumo.
Decidemmo di provare per le scale.
Anche lì sembrava essersi radunato tutto l'ufficio, e il fumo non faceva vedere niente.
Ci mettemmo a terra per cercare di respirare.
La temperatura era aumentata parecchio e il fumo aveva ormai riempito tutto l'ufficio.
La torre continuava a tremare e computer e lampade che cadevano, persone che correvano e gridavano, pezzi di soffitto che cedevano. Raggiunsi strisciando le finestre, ormai prive di vetrate, e tornai a respirare.
Mi guardai intorno e non c'era più traccia di Ted. Continuai a cercarlo con lo sguardo ma gli occhi mi bruciavano e il fumo rendeva impossibile distinguere una persona dall'altra nel trambusto generale.
Dovevo andare a cercarlo.
Ma non riuscivo ad alzarmi da terra. Avevo troppa paura. C'era panico ovunque.
Una persona (non ho avuto il tempo di riconoscerla meglio) mi passò sfrecciando accanto e si lanciò nel vuoto.
Non riuscii neanche a gridare.
Il terrore mi soffocò la voce.
Rimasi a bocca aperta e con gli occhi sbarrati senza emettere alcun suono.
Perché si era buttato? La situazione stava peggiorando? O già dall'impatto il nostro destino era segnato?
Forse le persone sotto il piano dell'impatto avevano qualche speranza...ma noi?
Saremmo morti tutti soffocati? O perché ci siamo lanciati dal novantesimo piano?
Altre figure mi sfrecciarono accanto e saltarono. Alcuni erano come me.
Esterrefatti. Spaventati. Incapaci di fare qualunque movimento.
Un altro boato terrificante sovrastò per un secondo tutte le grida e le disperate richeste di aiuto.
Nonostante fossi ancora sdraiata per terra non riuscivo più a respirare bene, e ormai la vista era un senso totalmente inutile.
Mi trascinai fino alla finestra e una ventata di aria fresca mi accarezzò il viso.
Guardai in basso.
Non avevo mai sofferto di vertigini ma a quella vista provai un brivido lungo tutto il corpo.
Guardai alle mie spalle.
Adesso al fumo si era aggiunto anche il fuoco. E la temperatura era diventata insopportabile.
Tornai a guardare fuori dalla finestra, ma stavolta non in basso, fissai il cielo.
Dopo aver osservato la massa scura di fumo e fiamme alle mie spalle la sua purezza e limpidezza mi aveva catturata.
Sembrava quasi che stesse attirando la mia attenzione di proposito, che mi stesse chiamando.
Senza rendermene conto mi ritrovai in piedi, incredibilmente vicina a quella che fino a qualche tempo prima era una vetrata dalla veduta mozzafiato.
Mi girai un ultima volta.
L'inferno era alle mie spalle, il paradiso di fronte a me.
Saltai.
Di colpo le grida, i rumori della struttura, il suono attutito delle sirene dei soccorsi, il fumo, sparirono.
Un brivido percorse il mio corpo in tutta la sua lunghezza ed si faceva sempre più intenso.
Fissai un ultima volta il cielo, questa volta inquinato dalla presenza della torre nella mia visuale.
Chiusi gli occhi.
Pensai che quel giorno non avrei dovuto lavorare.
Pensai che, probabilmente, a quest'ora sarei stata ancora nel mio letto, a casa mia, a dormire.
Pensai al mio capo e ai "documenti urgenti".
Pensai a Ted, e a sua moglie che non so dove sia ora.
Pensai a tutti gli altri intrappolati nella torre.
Pensai a loro.
Le mie figlie.
Lucy ed Emma.
Chiesi scusa a entrambe per essere stata così poco presente nella loro infanzia, e perché non lo sarò affatto nel resto della loro vita.
La caduta sembrava infinita, ma quando arrivò l'ultimo istante della sua durata sperai solo di poter trasmettere in qualche modo tutto l'amore che provavo per loro, e che non ero mai riuscita a dimostrare pienamente.
Per colpa di un lavoro che avrebbe dovuto permetterci di vivere ma che, alla fine, era stato solo una condanna a morte.
lunedì 10 settembre 2012
Google Mapped!
Data la mia sviluppatissima capacità di rovinare momenti "solenni" non vedo perché dovrei lasciare intatta l'atmosfera filosofica creata dal mio post precedente.
Dunque ecco un post totalmente no sense!
Qualche anno fa (tre se non ricordo male) un mio compagno di classe (William) mi disse di avermi visto su Google Maps camminare lungo una strada vicino a casa mia.
Visto che la curiosità è femmina, ma c'è sempre l'eccezione che conferma la regola, una volta tornato a casa andai a verificare se l'affermazione del mio amico corrispondesse a verità o si fosse confuso con qualcun altro (visto che comunque quelli di Google oscurano le facce dei passanti per evitare spiacevoli denunce per violazione della privacy).
E in effetti aveva ragione!
Ero proprio io! Senza alcun dubbio!
Ed ero stato googlemapsato in compagnia di un altro mio compagno di classe durante un pigrissimo pomeriggio di fine estate di due anni prima.
In effetti quel pomeriggio notammo un auto con una specie di telecamera attaccata ad un palo sopra di essa ma non avevamo idea fosse quella di Google!
Ecco qualche immagine a conferma di ciò che ho scritto:
Qui siamo io e il mio amico (Mario) nella foto in cui siamo solo dei punti in lontananza (ovviamente non è questa la foto che il mio amico aveva visto, dato che siamo praticamente invisibili)!
Ho messo la freccia rossa per facilitare la localizzazione (Paint Docet).
In quest'altra siamo leggermente più visibili, quindi mi sono limitato ad un cerchio rosso meno vistoso della freccia.
Qui ormai la googlemobile ci aveva quasi raggiunti!
Eccoci! Già in questa foto ci siamo riconosciuti, ma non è ancora l'immagine vista dal mio amico.
Vedendo questa il mio amico ha detto "ma quelli sono Giuseppe e Mario!!" e sicuramente si sarà lasciato andare alla sua tipica risata contagiosissima.
Questa è la foto incriminata!!
Io sono quello alla vostra sinistra e non ricordo assolutamente cos'è quella specie di tubo che ho in mano.
Alla vostra destra invece ecco Mario! Che indica stupefatto la telecamera sulla googlemobile.
Dite "Cheeseeee"!!
Se in tutto questo post un amletico dilemma ha perseguitato la vostra mente, e se questo dubbio può essere riassunto nella seguente domanda (che non sarà "essere o non essere")
"ma che ci faceva l'amico di Giuseppe e Mario con Google Street view su quella strada??", ebbene sappiate che....
Me lo chiedo anche io.
Da più di 2 anni.
Dunque ecco un post totalmente no sense!
Qualche anno fa (tre se non ricordo male) un mio compagno di classe (William) mi disse di avermi visto su Google Maps camminare lungo una strada vicino a casa mia.
Visto che la curiosità è femmina, ma c'è sempre l'eccezione che conferma la regola, una volta tornato a casa andai a verificare se l'affermazione del mio amico corrispondesse a verità o si fosse confuso con qualcun altro (visto che comunque quelli di Google oscurano le facce dei passanti per evitare spiacevoli denunce per violazione della privacy).
E in effetti aveva ragione!
Ero proprio io! Senza alcun dubbio!
Ed ero stato googlemapsato in compagnia di un altro mio compagno di classe durante un pigrissimo pomeriggio di fine estate di due anni prima.
In effetti quel pomeriggio notammo un auto con una specie di telecamera attaccata ad un palo sopra di essa ma non avevamo idea fosse quella di Google!
Ecco qualche immagine a conferma di ciò che ho scritto:
Ho messo la freccia rossa per facilitare la localizzazione (Paint Docet).
In quest'altra siamo leggermente più visibili, quindi mi sono limitato ad un cerchio rosso meno vistoso della freccia.
Vedendo questa il mio amico ha detto "ma quelli sono Giuseppe e Mario!!" e sicuramente si sarà lasciato andare alla sua tipica risata contagiosissima.
Io sono quello alla vostra sinistra e non ricordo assolutamente cos'è quella specie di tubo che ho in mano.
Alla vostra destra invece ecco Mario! Che indica stupefatto la telecamera sulla googlemobile.
Dite "Cheeseeee"!!
Se in tutto questo post un amletico dilemma ha perseguitato la vostra mente, e se questo dubbio può essere riassunto nella seguente domanda (che non sarà "essere o non essere")
"ma che ci faceva l'amico di Giuseppe e Mario con Google Street view su quella strada??", ebbene sappiate che....
Me lo chiedo anche io.
Da più di 2 anni.
lunedì 3 settembre 2012
Passeggiata notturna.
Mentre facevo fare la solita passeggiata notturna al mio cane mi è capitato di assistere ad una "strana" scena.
Piccola premessa:
sotto casa mia c'è un grande giardino rettangolare, con il lato lungo parallelo al marciapiede dove sboccano i vari portoni della mia via e separato da esso da una piccola stradina. Da qualche anno il comune ha deciso di privare questo giardino di una sua piccola parte per far spazio ad alcuni giochi per bambini (altalene, scivoli ecc) con tanto di panchine per dare modo alle varie mamme di tenere sotto controllo i piccoli e contemporaneamente fare chiacchiere tra di loro comodamente sedute.
Arrivato con Doc (il mio cane) ad un punto in cui riuscivo a vedere distintamente la zona giochi noto, senza farci troppo caso, una coppia che passeggiava tranquillamente mano nella mano. Tra me e loro c'era uno dei tanti lampioni presenti in quella strada quindi, accecato dalla sua luce, non riuscivo a distinguerli bene e ciò che vedevo erano solo le loro figure scure in lontananza.
Dopo aver percorso tutto il perimetro del giardino con Doc passo inevitabilmente davanti alle giostre e per un secondo ho la sensazione che ci sia qualcosa di strano, di diverso.
Avevo gli occhi abituati alla luce dell'ennesimo lampione incontrato per strada quindi non me n'ero accorto subito.
Su di una delle panchine vicino alle giostre c'erano due persone. Troppo nascoste dall'ombra per essere notate subito, troppo vicine per essere semplici amici.
Non nascondo che la scena mi abbia inquietato un po'. Di solito evito quella zona del giardino di notte perché ci si radunano ubriachi con cui è meglio avere poco o niente a che fare, ma che hanno come loro caratteristica principale un baccano incontrollato.
Invece il silenzio di quella sera mi aveva tratto in inganno, facendomi avventurare da quelle parti.
Inoltre la mancata identificazione delle due figure era dovuta anche alla loro posizione alquanto insolita: con i bacini distanti tra loro ma con le teste attaccate, quasi a formare un ponte.
Più mi avvicinavo a loro più mi convincevo che dovevano essere le due ombre intraviste in lontananza poco prima. Non avrei mai potuto esserne sicuro al cento percento ma qualcosa mi diceva che era così.
Ero ormai a un paio di metri da loro ed ero troppo concentrato sul non fare rumore per non disturbarli per preoccuparmi di identificarli meglio.
Purtroppo il mio cane non era molto d'accordo e tirandomi poco più del dovuto mi ha sbilanciato, facendomi colpire una bottiglia di vetro (abbandonata lì molto probabilmente dagli ubriachi sopraccitati) che è rotolata via facendo un rumore assordante nel silenzio della mezzanotte.
Inevitabilmente mi sono girato di scatto verso le due figure, per una frazione di secondo, quasi per scusarmi del fastidio che avevo provocato, e li ho visti chiaramente.
Erano due anziani.
Non si erano minimamente accorti di me, del mio cane o della bottiglia che ancora rotolava lentamente aiutata dal leggero pendio della strada.
Erano rimasti immobili.
Con le loro teste che sembravano assurdamente incollate per le tempie, paralizzati.
Per un istante pensai addirittura che potessero essere morti. O svenuti, o chissà cosa.
Poi la bottiglia ha deciso di fermarsi contro il marciapiede con un rumore sordo, facendo calare nuovamente il silenzio.
Mi resi subito conto che parlavano, sussurravano, in modo quasi impercettibile.
Un'auto passò lentamente sulla strada principale dall'altro lato del giardino e con l'aiuto della luce dei suoi fanali notai un altro dettaglio che mi era sfuggito: si tenevano per mano.
Ancora non riesco a descrivere bene cosa provai in quel momento.
Potevano essere un fratello e una sorella.
Potevano essere l'emblema dell'amore eterno.
O due sconosciuti incontratisi per caso la sera stessa.
O due conoscenti, che avevano sempre vissuto come tali e che proprio quella sera avevano deciso di smetterla di fingere un'ostentata indifferenza nei confronti dell'altro.
Non lo sapevo, non potevo saperlo, e non lo saprò mai. E non aveva la minima importanza.
La cosa veramente importante erano loro. Così assorti nei loro discorsi muti per chiunque altro da non avermi notato.
Ed io mi sentivo come uno spettatore non pagante di uno spettacolo riservato ai soli attori, di una bellezza tale da essere incomprensibile per chiunque non ne facesse parte.
Mi sentivo come se ogni rapporto potesse essere come quello, di un'intensità tale da far stare due vecchietti a mezzanotte inoltrata di una sera di fine estate su di una panchina nel bel mezzo della città, a parlare una lingua sconosciuta sottovoce, come se si stessero scambiando segreti che nemmeno gli alberi che li circondavano erano degni di apprendere.
La cosa straordinaria è che questo incontro del tutto accidentale è durato una manciata di secondi.
Il tempo di essere strattonato per la seconda volta dal mio impaziente cane e tutto era finito, all'improvviso, così come era iniziato.
Tornai verso casa e slegai il cane. Avrei preferito non fare altri incontri fortuiti per causa sua quella sera.
Non perché l'incontro appena conclusosi fosse stato una delusione.
Per non intaccare assolutamente l'intensità trasmessami da quelle due figure che fino a qualche minuto prima erano solo ombre.
Continuai a camminare sorridendo, pensando.
E questa volta non c'era nessun cane a strattonarmi il braccio, e il rumore di nessuna bottiglia di vetro a distrarmi dai miei pensieri.
Piccola premessa:
sotto casa mia c'è un grande giardino rettangolare, con il lato lungo parallelo al marciapiede dove sboccano i vari portoni della mia via e separato da esso da una piccola stradina. Da qualche anno il comune ha deciso di privare questo giardino di una sua piccola parte per far spazio ad alcuni giochi per bambini (altalene, scivoli ecc) con tanto di panchine per dare modo alle varie mamme di tenere sotto controllo i piccoli e contemporaneamente fare chiacchiere tra di loro comodamente sedute.
Arrivato con Doc (il mio cane) ad un punto in cui riuscivo a vedere distintamente la zona giochi noto, senza farci troppo caso, una coppia che passeggiava tranquillamente mano nella mano. Tra me e loro c'era uno dei tanti lampioni presenti in quella strada quindi, accecato dalla sua luce, non riuscivo a distinguerli bene e ciò che vedevo erano solo le loro figure scure in lontananza.
Dopo aver percorso tutto il perimetro del giardino con Doc passo inevitabilmente davanti alle giostre e per un secondo ho la sensazione che ci sia qualcosa di strano, di diverso.
Avevo gli occhi abituati alla luce dell'ennesimo lampione incontrato per strada quindi non me n'ero accorto subito.
Su di una delle panchine vicino alle giostre c'erano due persone. Troppo nascoste dall'ombra per essere notate subito, troppo vicine per essere semplici amici.
Non nascondo che la scena mi abbia inquietato un po'. Di solito evito quella zona del giardino di notte perché ci si radunano ubriachi con cui è meglio avere poco o niente a che fare, ma che hanno come loro caratteristica principale un baccano incontrollato.
Invece il silenzio di quella sera mi aveva tratto in inganno, facendomi avventurare da quelle parti.
Inoltre la mancata identificazione delle due figure era dovuta anche alla loro posizione alquanto insolita: con i bacini distanti tra loro ma con le teste attaccate, quasi a formare un ponte.
Più mi avvicinavo a loro più mi convincevo che dovevano essere le due ombre intraviste in lontananza poco prima. Non avrei mai potuto esserne sicuro al cento percento ma qualcosa mi diceva che era così.
Ero ormai a un paio di metri da loro ed ero troppo concentrato sul non fare rumore per non disturbarli per preoccuparmi di identificarli meglio.
Purtroppo il mio cane non era molto d'accordo e tirandomi poco più del dovuto mi ha sbilanciato, facendomi colpire una bottiglia di vetro (abbandonata lì molto probabilmente dagli ubriachi sopraccitati) che è rotolata via facendo un rumore assordante nel silenzio della mezzanotte.
Inevitabilmente mi sono girato di scatto verso le due figure, per una frazione di secondo, quasi per scusarmi del fastidio che avevo provocato, e li ho visti chiaramente.
Erano due anziani.
Non si erano minimamente accorti di me, del mio cane o della bottiglia che ancora rotolava lentamente aiutata dal leggero pendio della strada.
Erano rimasti immobili.
Con le loro teste che sembravano assurdamente incollate per le tempie, paralizzati.
Per un istante pensai addirittura che potessero essere morti. O svenuti, o chissà cosa.
Poi la bottiglia ha deciso di fermarsi contro il marciapiede con un rumore sordo, facendo calare nuovamente il silenzio.
Mi resi subito conto che parlavano, sussurravano, in modo quasi impercettibile.
Un'auto passò lentamente sulla strada principale dall'altro lato del giardino e con l'aiuto della luce dei suoi fanali notai un altro dettaglio che mi era sfuggito: si tenevano per mano.
Ancora non riesco a descrivere bene cosa provai in quel momento.
Potevano essere un fratello e una sorella.
Potevano essere l'emblema dell'amore eterno.
O due sconosciuti incontratisi per caso la sera stessa.
O due conoscenti, che avevano sempre vissuto come tali e che proprio quella sera avevano deciso di smetterla di fingere un'ostentata indifferenza nei confronti dell'altro.
Non lo sapevo, non potevo saperlo, e non lo saprò mai. E non aveva la minima importanza.
La cosa veramente importante erano loro. Così assorti nei loro discorsi muti per chiunque altro da non avermi notato.
Ed io mi sentivo come uno spettatore non pagante di uno spettacolo riservato ai soli attori, di una bellezza tale da essere incomprensibile per chiunque non ne facesse parte.
Mi sentivo come se ogni rapporto potesse essere come quello, di un'intensità tale da far stare due vecchietti a mezzanotte inoltrata di una sera di fine estate su di una panchina nel bel mezzo della città, a parlare una lingua sconosciuta sottovoce, come se si stessero scambiando segreti che nemmeno gli alberi che li circondavano erano degni di apprendere.
La cosa straordinaria è che questo incontro del tutto accidentale è durato una manciata di secondi.
Il tempo di essere strattonato per la seconda volta dal mio impaziente cane e tutto era finito, all'improvviso, così come era iniziato.
Tornai verso casa e slegai il cane. Avrei preferito non fare altri incontri fortuiti per causa sua quella sera.
Non perché l'incontro appena conclusosi fosse stato una delusione.
Per non intaccare assolutamente l'intensità trasmessami da quelle due figure che fino a qualche minuto prima erano solo ombre.
Continuai a camminare sorridendo, pensando.
E questa volta non c'era nessun cane a strattonarmi il braccio, e il rumore di nessuna bottiglia di vetro a distrarmi dai miei pensieri.
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domenica 2 settembre 2012
Come fare un regalo indimenticabile.
Non sapete cosa regalare alla vostra ragazza?
Vi siete rotti di scegliere banali bracciali, collanine, peluches e roba varia che potrebbe anche non andarle bene?
Volete stupirla con effetti speciali e guardarla mentre rimane scioccata nell'ammirare ciò che tu, si proprio tu! le hai regalato?
Allora questa è la guida che fa per te!
In 10 semplici punti ecco come fare il regalo perfetto:
- tra le amiche della tua ragazza scegline una a cui tiene particolarmente, che purtroppo per un motivo o per un altro non può vedere regolarmente (magari abita persino in un'altra città!);
- contattare la suddetta amica e accordarsi sulla data e il luogo per fare la sorpresa;
- avvisare e rendere partecipi i genitori della tua ragazza (punto fondamentale per la riuscita perfetta del piano);
- cancellare ogni messaggio con l'amica e con i genitori per evitare che la propria ragazza possa scoprire il tutto e mandarlo a monte (punto estremamente fondamentale se avete una ragazza che adora ficcanasare nel vostro cellulare);
- fare finta di niente fino al giorno dell'incontro;
- incontrare il "regalo" il giorno prestabilito;
- farsi scortare dai genitori della propria ragazza per poter entrare con loro in casa senza destare il minimo sospetto;
- salutare la propria ragazza come se fosse normale rientrare in casa con "i suoceri";
- presentarle il regalo in modo teatrale (consiglio di evitare di rinchiudere l'amica in un pacco con tanto di fiocco, potrebbe soffocare e poi la sorpresa ve la ritrovereste voi);
- godersi la faccia della propria ragazza mentre guarda assorta il "regalo" senza capacitarsi che sia davvero lì fino al momento in cui riuscirà a proferire parola, vuol dire che ha superato lo choc e il rischio infarto è diminuito parecchio.
E adesso potete tornare a casa soddisfatti del vostro operato e SICURI di aver fatto un regalo magnifico che difficilmente potrà essere dimenticato!
ps: se la vostra ragazza si vede con tutte le sue amiche questa guida non fa per voi.
pps: Giulio Cesare Giacobbe mi fa una pippa.
sabato 1 settembre 2012
The Avengers
Ieri mattina dopo esser stato svegliato dalla mia ragazza alle prime luci del mattino (le 11 circa) siamo andati in diversi negozi di elettronica del circondario alla ricerca di un hard disk capiente ma dal prezzo moderato, impresa fallita miseramente.
Però a Mediaworld ho trovato il Blu-Ray del film "The Avengers" uscito l'inverno scorso e ho deciso di comprarlo per fare felice mia sorella e mia madre ma soprattutto il sottoscritto.
Poiché la descrizione dell'intera giornata la troverete sul blog della mia ragazza (--> qui) ho deciso di soffermarmi sull'unica cosa tralasciata nel suo post: proprio "The Avengers"!!
So che il film è uscito mesi fa e dunque una recensione in questo momento non rappresenta il massimo dell'utilità, ma devo difendermi sostenendo che vederlo una seconda volta mi ha fatto notare molti più particolari e soprattutto sono riuscito a vedere le scene presenti dopo i titoli di coda del film.
Dopo aver fatto vedere la "sorpresa" alla famiglia abbiamo deciso di vederlo il prima possibile; così una volta apparecchiato e messo il piatto in tavola abbiamo inserito il disco e premuto "play".

La trama è semplice quanto scontata:
ci sono i cattivi e i buoni. E ovviamente questi ultimi devono sconfiggere i primi.
I cattivi sono capitanati da Loki, fratello di Thor (per chi volesse altri particolari sulla loro delicata situazione familiare consiglio di vedere l'omonimo film), che, ottenuto un potere oscuro e reclutato un esercito immenso di chitauri, vuole -tanto per cambiare- conquistare la terra e sottomettere l'umanità sfruttando il potere di un cubo formato di energia pura, il Tesseract.
Dalla parte dei buoni invece abbiamo i famosi eroi Marvel Captain America, Hulk, Iron Man e il già citato Thor, accompagnati dalla Vedova Nera e Occhio di Falco, tutti al servizio dello S.H.I.E.L.D., l'organizzazione spionistica e militare comandata da Nick Fury.
Dopo questo delirio di nomi passiamo ad analizzare qualche aspetto tecnico.
I dialoghi tra i vari personaggi servono soprattutto a far capire agli spettatori il carattere dei personaggi e sono basati su battute di spirito e allusioni, sulla scia dello stile tipico dei due film di Iron Man. Molti di questi scambi di battute sono comprensibili solo per chi ha già visto gli altri film Marvel o letto i fumetti, ma anche chi è estraneo al mondo Marvel riesce a seguirli bene e a divertirsi durante la visione anche grazie a scene divertenti introdotte magistralmente dalla regia di Joss Whedon in diversi punti del film.
Effetti speciali spettacolari e qualche piccolo colpo di scena obbligato come le difficoltà di "coesistenza" tra i vari eroi presenti fino a metà film o la morte di un agente dello S.H.I.E.L.D. presente in tutti gli altri film Marvel, Phil Coulson.
Un altro punto a favore è l'assenza di una storia d'amore parallela alla missione di salvataggio del pianeta, elemento presente in tutti i film dei singoli supereroi e che avrebbe soltanto allungato la durata del film - già di per se abbastanza lunga - e annoiato gli spettatori più piccoli.
Infine definirei (perdonatemi l'allitterazione) geniale le scene durante e dopo i titoli di coda, vero e proprio marchio dei film Marvel.
Dunque è un film ben fatto, adatto a qualsiasi tipo di pubblico (anche se eviterei di far vedere la scena dell'occhio trivellato ai bambini), che diverte e con un cast di attori eccezionali (particolare attenzione alla perfetta interpretazione del difficile personaggio di Bruce Banner da parte di Mark Ruffalo e al solito Robert Downey Jr. che sembra essere uscito direttamente dai fumetti di Iron Man).
Ma qualcosa non va.
Come ho detto prima è vero che lo spettatore si diverte durante lo spettacolo ma non è coinvolto, non tifa per i Vendicatori perché non affrontano particolari difficoltà e si sa che inevitabilmente vinceranno loro.
Ed è l'unico punto, insieme alla durata, a sfavore del film.
Voto 9/10.
Film quasi perfetto.
Il pubblico DEVE sentirsi parte integrante di un film del genere, trattenere il fiato nei momenti di tensione e sentirsi sollevato una volta superate le difficoltà.
E due ore di film sono troppe...anche per dei supereroi.
Però a Mediaworld ho trovato il Blu-Ray del film "The Avengers" uscito l'inverno scorso e ho deciso di comprarlo per fare felice mia sorella e mia madre ma soprattutto il sottoscritto.
Poiché la descrizione dell'intera giornata la troverete sul blog della mia ragazza (--> qui) ho deciso di soffermarmi sull'unica cosa tralasciata nel suo post: proprio "The Avengers"!!
So che il film è uscito mesi fa e dunque una recensione in questo momento non rappresenta il massimo dell'utilità, ma devo difendermi sostenendo che vederlo una seconda volta mi ha fatto notare molti più particolari e soprattutto sono riuscito a vedere le scene presenti dopo i titoli di coda del film.
Dopo aver fatto vedere la "sorpresa" alla famiglia abbiamo deciso di vederlo il prima possibile; così una volta apparecchiato e messo il piatto in tavola abbiamo inserito il disco e premuto "play".

La trama è semplice quanto scontata:
ci sono i cattivi e i buoni. E ovviamente questi ultimi devono sconfiggere i primi.
I cattivi sono capitanati da Loki, fratello di Thor (per chi volesse altri particolari sulla loro delicata situazione familiare consiglio di vedere l'omonimo film), che, ottenuto un potere oscuro e reclutato un esercito immenso di chitauri, vuole -tanto per cambiare- conquistare la terra e sottomettere l'umanità sfruttando il potere di un cubo formato di energia pura, il Tesseract.
Dalla parte dei buoni invece abbiamo i famosi eroi Marvel Captain America, Hulk, Iron Man e il già citato Thor, accompagnati dalla Vedova Nera e Occhio di Falco, tutti al servizio dello S.H.I.E.L.D., l'organizzazione spionistica e militare comandata da Nick Fury.
Dopo questo delirio di nomi passiamo ad analizzare qualche aspetto tecnico.
I dialoghi tra i vari personaggi servono soprattutto a far capire agli spettatori il carattere dei personaggi e sono basati su battute di spirito e allusioni, sulla scia dello stile tipico dei due film di Iron Man. Molti di questi scambi di battute sono comprensibili solo per chi ha già visto gli altri film Marvel o letto i fumetti, ma anche chi è estraneo al mondo Marvel riesce a seguirli bene e a divertirsi durante la visione anche grazie a scene divertenti introdotte magistralmente dalla regia di Joss Whedon in diversi punti del film.
Effetti speciali spettacolari e qualche piccolo colpo di scena obbligato come le difficoltà di "coesistenza" tra i vari eroi presenti fino a metà film o la morte di un agente dello S.H.I.E.L.D. presente in tutti gli altri film Marvel, Phil Coulson.
Un altro punto a favore è l'assenza di una storia d'amore parallela alla missione di salvataggio del pianeta, elemento presente in tutti i film dei singoli supereroi e che avrebbe soltanto allungato la durata del film - già di per se abbastanza lunga - e annoiato gli spettatori più piccoli.
Infine definirei (perdonatemi l'allitterazione) geniale le scene durante e dopo i titoli di coda, vero e proprio marchio dei film Marvel.
Dunque è un film ben fatto, adatto a qualsiasi tipo di pubblico (anche se eviterei di far vedere la scena dell'occhio trivellato ai bambini), che diverte e con un cast di attori eccezionali (particolare attenzione alla perfetta interpretazione del difficile personaggio di Bruce Banner da parte di Mark Ruffalo e al solito Robert Downey Jr. che sembra essere uscito direttamente dai fumetti di Iron Man).
Ma qualcosa non va.
Come ho detto prima è vero che lo spettatore si diverte durante lo spettacolo ma non è coinvolto, non tifa per i Vendicatori perché non affrontano particolari difficoltà e si sa che inevitabilmente vinceranno loro.
Ed è l'unico punto, insieme alla durata, a sfavore del film.
Voto 9/10.
Film quasi perfetto.
Il pubblico DEVE sentirsi parte integrante di un film del genere, trattenere il fiato nei momenti di tensione e sentirsi sollevato una volta superate le difficoltà.
E due ore di film sono troppe...anche per dei supereroi.
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